Il dolore nel trattamento del dolore

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Il dolore nel trattamento del dolore

Ogni terapia manuale segue la regola generale di non procurare dolore, ma questo è sempre una cosa positiva?

Quali sono i motivi che giustificano un trattamento doloroso in un ambito in cui è il dolore a liberarci dal dolore?

E’ una comune convinzione quella di trattare la zona in cui il dolore si manifesta, nulla di più sbagliato. Questo avviene solo quando è dovuto ad un trauma diretto.

Causa e dolore quasi mai coincidono. Il dolore si allontana dalla sua origine depositandosi su un’altra struttura secondo uno schema a noi ancora sconosciuto o quasi.

Il legame tra la struttura in disfunzione  e quella su cui si manifesta il dolore è indissolubile. E’ quindi indispensabile individuarne la partenza per tracciarne il percorso.

Il dolore quindi si trova alla fine di un percorso nel quale la struttura da cui parte è indolore.

Non c’è una risposta sul perché di questa complessa organizzazione, ma abbiamo potuto osservare negli anni come avviene questa migrazione.

Il problema inizia con una disfunzione nei tessuti più profondi di una struttura. In questa fase, il corpo crea una serie di compensi  che permettono ancora un buon stato di benessere.

Tutto questo però altera l’equilibrio del corpo. Un meccanismo a cascata porta in disfunzione una struttura dietro l’altra con la necessità di compensazione sempre più complessa.

Compensi e anomalia posturale

La via dei compensi però porta ad un vicolo cieco. Il corpo non è in grado di uscirne da solo e l’anomalia posturale porta infiammazione e dolore.

Il sovraccarico colpisce la struttura “bersaglio”su cui si concentra il dolore dopo una complessa migrazione tra tessuti.

Purtroppo su di essa si concentrano anche indagini e terapie spesso inefficaci poiché agiscono sull’effetto e non sulla causa.

Come è possibile individuare la causa se resta completamente indolore e sperduta tra i tessuti più profondi del corpo?

Non c’è una risposta univoca. Le strutture non hanno tra di loro la stessa posizione gerarchica. Quelle preminenti sono le più probabili sedi della disfunzione primaria che da origine al processo di formazione del dolore.

A questo livello si trova la radice del problema. E’ qui che il dolore del trattamento diventa soluzione di quello percepito altrove dal paziente.

Il dolore che cura il dolore?

Sembra una follia di altri tempi e forse lo è anche. Un trattamento dolce ed indolore poco si concilia con l’esigenza di risolvere il problema che si annida nei tessuti profondi.

Si tratta di curare una struttura che non fa male, il cui dolore è necessario per risolvere quello che ha generato.

E’ questo il trattamento della “disfunzione primaria”, pietra miliare della filosofia osteopatica. E’ qui che ogni osteopata misura se stesso, senza quei compromessi che non fanno parte dell’osteopatia ideata da A.T.Still.

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