Incontinenza urinaria donna, che fare?

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Incontinenza urinaria donna, che fare?

Incontinenza urinaria donna è un problema molto diffuso che rende la donna più vulnerabile e la fa sentire inadeguata.

Donna oggi significa correre, essere all’altezza di ogni problema, poi a casa dove inizia un’altra giornata di lavoro.

Che fare è la domanda cui si deve dare una risposta precisa e risolutiva per ridare la fiducia in sé.

Le terapie

La rieducazione del pavimento pelvico, l’elettroterapia, le infiltrazioni di gel o di  botulino la chirurgia sono gli strumenti più utilizzati.

E’ possibile leggere due articoli per avere un’idea più chiara su obiettivi, risultati ed effetti collaterali che ognuna produce.

Il primo analizza tutte le opzioni terapeutiche sull’incontinenza urinaria tracciando per ognuna azione, controindicazioni ed effetti collaterali. Lo si trova su evidence.it una rivista scientifica edita dalla fondazione Gimbe.

Il secondo, dall’eloquente titolo “Incontinenza urinaria: basta con il pannolone” autore il prof. Aldo Franco Delle Rose. E’ stato pubblicato anche sull’inserto salute di Repubbica, traccia l’orientamento dell’approccio medico urologico al problema.

Risultati non sempre soddisfacenti

Purtroppo però una discreta percentuale di donne non ha risultato da queste terapie e continuano ad essere incontinenti. L’impressione è che il problema non venga affrontato sempre dalla prospettiva migliore.

I numeri dell’insuccesso dei vari approcci terapeutici sono piuttosto consistenti. Questo potrebbe essere legato al fatto che ci sia qualcosa che non venga considerato nel giusto peso nella valutazione del problema.

L’incontinenza urinaria mina la sicurezza e la stabilità intima della donna, ma anche la sua sfera sociale. L’insuccesso terapeutico può avere effetti devastanti sulle sue aspettative sulla qualità della vita futura.

Cosa ci sfugge

La vescica ha bisogno di spazio per riempirsi normalmente. Lo spazio ridotto del pavimento pelvico può essere alla base di una  disfunzione che compromette la tenuta dello sfintere vescicale.

E’ proprio all’interno di questo spazio condiviso che si annidano le disfunzioni più destabilizzanti della sfera intima di una donna. Non è certo un caso che l’incontinenza compaia spesso dopo gravidanze o importanti processi infiammatori della loggia urogenitale.

Escluse patologie di tipo espansivo e cedimenti strutturali nei casi di prolasso, la causa va cercata nell’ambito della sfera funzionale.

I processi infiammatori producono aderenze molto simili a quelle cicatriziali che incarcerano la vescica deformandone lo sfintere compromettendone la tenuta.

Cosa fare

Intanto la prima cosa è rivolgersi al proprio medico per escludere qualunque patologia, con esami e consulti specialistici più opportuni.

A questo punto si deve allargare l’indagine alla sfera funzionale degli organi e del pavimento pelvico. Purtroppo, paradossalmente, questa è proprio la parte più carente della diagnosi sull’incontinenza urinaria.

I segni della disfunzione sarebbero anche abbastanza semplici. Anche una leggera pressione sulla rima articolare pubica o sul basso ventre appena sopra il pube produce un dolore urente.

La disfunzione è spesso dovuta ad una aderenza con la faccia interna del pube e quella anteriore  dell’utero. La vescica vi si incolla letteralmente, tutte cose reversibili con una corretta manipolazione viscerale presso il proprio osteopata di fiducia.

L’osteopatia è molto indicata nel trattamento dell’incontinenza, diversamente è difficile incidere sui meccanismi che rendono inefficace lo sfintere vescicale.

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